Simone Giufrè
ArtistaRoma
Cantautore
Pop
Classe 2002, da sempre attratto dagli anni ’80, porto nella mia musica quel bagaglio di suoni e sensibilità che, secondo me, ha definito la musica moderna. Nonostante questo, quello che cerco davvero è raccontare storie. Amo molto anche la musica di oggi, ma trovo affascinante la fase di scrittura e di produzione di una volta: con calma e strumenti analogici. Alla fine non so bene cosa sono. Forse solo uno che racconta storie. Sono nato a Taranto, dove ho vissuto i miei primi 19 anni e dove ho capito, di essere un artista. Ho iniziato con la chitarra classica a 9 anni, ho suonato con diverse band e mi sono innamorato della sensazione di poter raccontare qualcosa, anche solo con quattro accordi. Uso il mio cognome perché questo progetto è profondamente personale e le mie canzoni raccontano la mia vita. GIUFFRÈ il mio cognome “sbagliato”: tutti mi chiamano così e questa cosa mi ha sempre fatto sorridere, anche perché il mio vero cognome nasce da un errore all’anagrafe di un secolo fa. Nel 2021 mi sono trasferito a Roma. In quella città immensa ho visto la possibilità di dare voce al mio bisogno più grande: narrarmi. Ho studiato regia, ma presto mi sono accorto che la musica non mi avrebbe mai lasciato davvero. Durante l’accademia ho iniziato, quasi per gioco, a comporre colonne sonore per i cortometraggi dei miei compagni. Poi quel gioco è diventato un mestiere. Nel 2024 ho conosciuto Antonio Arcieri, musicista, compositore e produttore romano con molta più esperienza della mia. Da subito ha sposato le mie idee artistiche e mi ha aiutato a trasformarle in qualcosa di concreto. Con lui ho imparato molto: dalla scrittura alla produzione, dalla registrazione alla distribuzione. È stata una delle persone più importanti che abbia incontrato nel mio percorso, la prima a credere davvero in me e a spingermi a dare tutto. Con Antonio è nata una collaborazione profonda, non solo artistica ma anche umana e lavorativa. Oggi lavoro tra musica e audiovisivo, ma continuo a scrivere canzoni perché, in fondo, non riesco a esistere senza raccontarmi. Le mie influenze vanno dai grandi maestri italiani come Battisti, Dalla e De André fino ai nuovi cantautori come Cremonini, Frah Quintale, Venerus Marco Castello e Andrea Lazlo De Simone. Non mi identifico in un genere preciso: scelgo ogni volta la forma che più si adatta alla storia che voglio raccontare, muovendomi tra pop, cantautorato e indie rock.
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