Matteo Moro
ArtistaBrussels
Cantante
Minimal Techno, Techno
Mi chiamo Mattisix, un nome che nasce dall’unione del mio nome, Matteo, e delle sei corde che hanno dato forma a tutto ciò che sono musicalmente. La chitarra è sempre stata il mio punto di ancoraggio, anche quando mi sono immerso completamente nella musica elettronica. È da lì che tutto parte. Suono 100% live. Nessun playback, nessun preset pronto, nessuna rete di sicurezza. Solo macchine, pedali, strumenti e mani che dialogano in tempo reale. Ogni set nasce sul momento: costruito da zero, scolpito istante dopo istante, vissuto fino in fondo. La performance non è la riproduzione di qualcosa, ma un atto presente, unico e irripetibile. Il mio suono si muove tra techno, texture ambient e tensioni melodiche. A volte profondo e trascinante, a volte lento, fragile, quasi sospeso. Lo definisco live emotional techno: una musica fisica, ipnotica, ma attraversata dall’emozione e dall’imperfezione del gesto umano. Produco e suono pensando al live come centro di tutto. Le mie macchine non servono a “lanciare tracce”, ma a reagire, trasformare, spingere e lasciare spazio all’imprevisto. La chitarra diventa ritmo, materia, rumore o melodia; la voce, quando è presente, viene trattata come uno strumento vivo; l’elettronica respira, si contrae, esplode. Ogni scelta tecnica è al servizio della sensazione e della connessione con il pubblico. Parallelamente, sono co-creatore di BASE ROSE, un duo completamente live con una poetessa belga che porta lo stesso nome artistico. Non è solo una collaborazione: è una voce inventata insieme. In BASE ROSE, poesia e techno diventano un unico linguaggio. Lei porta spoken word crudo, diretto, senza filtri. Io intreccio paesaggi sonori dal vivo con macchine, chitarra e ritmo. Anche qui, tutto è improvvisato: nessun copione, nessun playback, solo presenza assoluta. Ogni performance è fragile, intensa, viva. A volte fa ballare. A volte si spezza. Ma parla sempre di qualcosa di vero. BASE ROSE è poesia con distorsione. Techno con un battito cardiaco. Un modo condiviso di stare sul palco, di esporsi, di rischiare. E al centro di entrambi i progetti, resta una sola cosa essenziale: questa non è solo musica. È libertà.
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